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Fabrizio Spadini

50 x 50 cm

Acrilico su tela

 

Un macchinario, dismesso, che avrebbe potuto servire a tagliare blocchi di marmo, incartarli e spedirli. Un'operazione commerciale decisamente dispendiosa e poco efficiente, secondo gli standard attuali. L'intento è far riflettere, attraverso questa metafora, sui desideri e le aspettative legate all'impulso di acquisto "da remoto" e sulle mutazioni che coinvolgono le abitudini di consumo di milioni di persone.

 

Si parla di consumo di prodotti ma anche di esperienze, considerando l'ampia offerta di intrattenimento offerta dalle varie piattaforme di streaming e videogiochi agli utenti.

 

Se si considera che i blocchi di marmo estratti da queste cave hanno dato vita a capolavori già nel Rinascimento, quest'opera evoca il potenziale delle idee, dei desideri e delle aspettative legate anche in piccolo a ciò che viene visto, acquistato, atteso, ricevuto a casa e ai meccanismi che riguardano il desiderio e la soddisfazione del possesso di un bene o della possibilità di usufruire di un servizio.

 

Spesso sono processi che implicano meccanismi di produzione, stoccaggio, trasporto che si comprimono nel tempo sempre più breve che deve separare il momento della decisione di acquisto da quello di utilizzo.

Si tratta di processi logistici nascosti al fruitore, così come rimangono nascosti i meccanismi emotivi e mentali che spingono all'acquisto di un bene e alla soddisfazione che viene percepita anche soltanto nell'atto di acquistare l'oggetto prima ancora di riceverlo e utilizzarlo.

Anche in quest'opera, il macchinario dismesso diventa metafora visiva del rapido impatto che le nuove tecnologie avranno sui meccanismi di produzione e consumo così come sono conosciuti oggi, sulle dinamiche del lavoro e della socialità.

 

 

 

La cava dei processi interiori - Fabrizio Spadini

€ 2.750,00Prezzo
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